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Lettera del Parroco – maggio 2021

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San Fulgenzio, 30 maggio 2021

Santissima Trinità

 Carissime, carissimi,

in questa festa gioiamo di Dio, che si rivela come Comunione accogliente tra Padre e Figlio e ci invita a lasciarci trasformare in figlie e figli in Gesù, mediante lo Spirito.

Oggi desidero accompagnare le mie parole al termine delle messe con questa lettera, che mi permettere di esprimermi un poco più diffusamente.

Questi prossimi mesi sono per me gli ultimi che passerò con voi a San Fulgenzio. Don Angelo De Donatis, il cardinale vicario, mi ha chiamato il 29 aprile scorso e mi ha chiesto la disponibilità a lavorare nella Caritas diocesana, affiancando il nuovo direttore, Giustino Trincia, a partire da settembre. Ho accolto con sorpresa questa proposta e anche con perplessità (sono sempre stato in una comunità parrocchiale, a contatto continuo con un gruppo piuttosto definito di persone, mentre in questa proposta gli orizzonti si allargano alla città e le relazioni sarebbero più numerose e meno strette). Non so quale contributo sarò in grado di dare in questa nuova situazione, ma non mi è sembrato di avere delle obiezioni tali, da giustificare un’indisponibilità da parte mia. Per questo ho accettato la richiesta di don Angelo.

Successivamente ho parlato con don Benoni Ambarus, che lascia la direzione della Caritas per servire da vescovo la crescita in tutta la diocesi di una fraternità capace di abbracciare i poveri, i migranti, i rom e le tutte le chiese sorelle del mondo. Il mio servizio dovrebbe essere quello di collaborare alla crescita di questa fraternità e alla comunione di tutte le realtà ecclesiali, che sono a servizio degli ultimi della città.

Se mi chiedete come mi sento, rispondo che sono incerto, come di fronte a qualcosa che ha una dimensione e una complessità che mi impressionano, e insieme affidato a Dio, che mi ha sempre accompagnato con tante benedizioni in ogni cambiamento vissuto fino ad ora.

Avrei voluto mettervi a parte di questa novità fin da subito, ma non è sembrato opportuno farlo, finché anche all’interno della Caritas non ci fossero le condizioni per rendere pubblica la notizia. Domenica scorsa, quando ho avuto il via libera, ho pensato di convocare un’assemblea per questo pomeriggio. Quel giorno nell’invitarvi alla fine delle messe sono stato molto vago. Era il giorno delle Cresime e non mi è sembrato opportuno spostare l’attenzione e condizionare la festa.

Con questa assemblea, che l’Équipe pastorale ha preparato con il contributo di diverse persone, desidero favorire una presa di parola da parte della comunità, perché partecipi al processo con cui si sceglierà un nuovo parroco. Don Angelo e i vescovi ausiliari dovranno sceglierlo, noi che conosciamo meglio questa comunità abbiamo la responsabilità di offrire loro un contributo al discernimento. All’assemblea sarà presente don Paolo Selvadagi, il nostro vescovo di settore. A lui sono grato per aver accettato cordialmente il mio invito.

Proveremo a dire con diverse voci quali sono le cose che riteniamo preziose nella nostra comunità e che non vorremmo perdere. Per favore: non si tratta di parlare di me, Paolo, ma di fare emergere il profilo della comunità di San Fulgenzio, che domanda un parroco capace di inserirsi armonicamente nel cammino fatto finora, perché questo possa proseguire, secondo quanto lo Spirito di Dio vorrà indicare. Non si tratta neanche di presentare i gruppi e le attività della parrocchia. Questo lo si potrà fare in seguito, all’arrivo del nuovo parroco.

L’appuntamento è per le ore 18:00, un’ora prima dell’arrivo del vescovo, per gli ultimi preparativi.

Di seguito aggiungo parte della lettera che ho scritto a don Angelo De Donatis il 13 maggio, in cui provavo a esprimere la fisionomia della nostra comunità, in attesa che potessimo farlo insieme.

Preghiamo il Padre perché venga il suo Regno per noi e attraverso di noi.

Grazie della vostra partecipazione.

La parrocchia San Fulgenzio ha 53 anni. Nasce nel 1968, voluta per la cura di un nuovo quartiere che sarebbe da lì a poco sorto nella valle tra la Balduina e la Pineta Sacchetti. Quando quel progetto urbanistico venne abbandonato, San Fulgenzio rimase nella chiesa provvisoria (cappella di una comunità religiosa femminile, a servizio del territorio fin dagli anni trenta), con una villa storica e le sue pertinenze agricole ristrutturate come complesso parrocchiale e con un piccolo territorio.

Fin da allora la parrocchia ha assunto una fisionomia particolare, diventando un riferimento anche per persone che per questa sua identità la sceglievano, pur senza abitare nel territorio che le era stato attribuito. Tratteggio la sua fisionomia per quel che io l’ho colta.

Parola biblica
In tutta la liturgia c’è attenzione alle letture bibliche. La predicazione è centrata su di esse. I gruppi degli adulti fanno approfondimento o preghiera biblica. La catechesi della generazione più giovane offre un’iniziazione alla storia della salvezza, centrata su Gesù. Durante i mesi della clausura sanitaria più stretta nel 2020, ciò che ha tenuto insieme le persone dei gruppi parrocchiali – oltre alla liturgia presieduta da papa Francesco – è stata la preghiera partecipata attraverso la posta elettronica sulle letture della messa del giorno.

Gratuità
L’amore di Dio ci precede sempre, è gratuito e non si stanca: la predicazione ha il suo nucleo nell’annuncio del Vangelo della gratuità. Nell’accesso ai sacramenti è sottolineata la gratuità del dono, che precede la nostra risposta. Le offerte per la messa e per i sacramenti sono scoraggiate. La parrocchia offre e ospita solo attività gratuite.

Accoglienza
La chiesa e il giardino sono mantenuti con cura e sempre aperti a chiunque, come segno di accoglienza. In questa c’è particolare attenzione alle persone a rischio di esclusione: stranieri e rifugiati, poveri, divorziati risposati, persone con orientamento omosessuale. Queste attenzioni non sono state scelte a tavolino, la comunità ha invece colto le occasioni che via via le si sono presentate di farsi ospitale, con il desiderio di offrire segni del regno di Dio che viene. Abbiamo ricevuto tante benedizioni dalle persone che abbiamo incontrato e ospitato. Oggi nel complesso parrocchiale ci sono due case di ospitalità, entrambe abitate per un periodo definito da famiglie. Alcuni locali sono dati in comodato d’uso (con un contratto che si rinnova ogni due anni) ad un centro diurno per bimbi piccoli di Casa Betania e altri alla scuola media Giovanni XXIII (per l’anno scolastico 2020-21).

Stima per l’umanità
Tutto ciò che è autenticamente umano è considerato con rispetto, come luogo della presenza e dell’azione di Dio. La comunità non si pone come alternativa alla realtà in cui è inserita, ma come fermento evangelico. C’è simpatia per tutto il bene che si sviluppa attorno a noi e desiderio di collaborare con tutti per il bene comune. Le persone adulte sono riconosciute come tali.

 Armonia
C’è una rete di rapporti tra le persone, trasversale ai gruppi. Molte persone sono legate da amicizia e hanno stima reciproca. Non c’è tensione tra i gruppi, raramente tra le persone. La comunità ha sempre goduto di una sostanziale sintonia tra i preti. Non ci sono state cesure nei due avvicendamenti dei parroci.

Corresponsabilità
Le cose che riguardano tutti si decidono insieme. C’è una certa abitudine alle assemblee comunitarie. Il consiglio pastorale – e ora l’équipe pastorale che lo ha sostituito – si incontra mensilmente e con il parroco dà l’indirizzo alla vita comune. Il consiglio per gli affari economici ha voce in capitolo per ciò che riguarda la gestione dell’economia e la manutenzione degli immobili. Molte delle attività della parrocchia sono guidate da laici e religiosi, in sintonia con i preti e, quando è possibile, con una buona autonomia.

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